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Giuseppe Saverio Raffaele Mercadante nacque e fu battezzato ad Altamura
il 17 settembre 1795. La madre, Rosa Bia, figlia di un mugnaio non si
unì mai in matrimonio con Giuseppe Orazio Mercadante, proprietario
di un mulino a trazione animale sito al pianterreno della casa natale
di Saverio posta di fronte alla Chiesa di S. Biagio nel corso principale.
Diversi studi fanno ritenere che Rosa Bia avesse avuto una relazione con
l'Arcidiacono Nicola Leone (valente musicista e compositore) e, una volta
rimasta in stato interessante, si fosse adoprata, con l'intercessione
del celebre Arcidiacono Luca De Samuele Cagnazzi, per risolvere l'increscioso
problema legandosi a Giuseppe Orazio Mercadante divenendone domestica
ed ottenendo il riconoscimento della paternità (avvenuto solo nel
1808 per consentire l'iscrizione al Collegio di Musica).
Saverio Mercadante ebbe i primi rudimenti musicali impartiti dal fratellastro
(madre differente) e ben presto il suo eccezionale talento suggerì
che dovesse avere un'educazione musicale di alto livello che solo Napoli
poteva offrire. Vi giunse intorno al 1808, per ottenere un posto al conservatorio
(il Collegio di S. Sebastiano), essendo già oltre il limite
d'età e per di più non napoletano, furono falsificati il
suo primo nome, la data e il luogo di nascita. Questo ebbe come conseguenza
che in molti testi la sua nascita venga situata a Napoli nel 1797 o nel
1798, e la statua a lui dedicata nel 1876 ancora perpetui il primo nome
sbagliato di Francesco, (Giuseppe, Giacinto).
E' interessante raccogliere un' ulteriore storia che vorrebbe Saverio
Mercadante studente interno del Collegio "S.Sebastiano" per
diretto interessamento di Gioacchino Murat che, il 6 settembre 1808 giorno
del suo ingresso a Napoli come nuovo re, avrebbe raccolto ed accolto la
supplica diretta della madre di Saverio al fine di ottenere l'ingresso
nella prestigiosa scuola.
Al Collegio, Mercadante studiò solfeggio, violino e flauto, e con
Furno e Tritto armonia e contrappunto (i quali saranno maestri anche di
Bellini pochi anni più tardi). Dal 1816 al 1820 studiò composizione
con Zingarelli (Direttore del Collegio), di cui divenne l'allievo prediletto.
Avendo già composto marce e altri piccoli brani per una banda,
che egli stesso organizzava fra i suoi compagni di studio, nel 1817 gli
fu affidata la direzione dell'orchestra del Collegio, per la quale scrisse
numerose composizioni, comprese parecchie sinfonie. Probabilmente fu durante
una di queste "Accademie" che Rossini, in visita al collegio,
restò tanto favorevolmente impressionato da Mercadante da suscitare,
in una lettera indirizzata a Zingarelli, il famoso commento: "Mi
complimento vivamente, il vostro giovane allievo Mercadante comincia dove
noi finiamo".
Nel 1818 compose una cantata in onore dell'ex Re Carlo IV di Spagna, e
Florimo cita una Messa a quattro parti con orchestra, ma in generale (e
cosa non frequente per un compositore italiano dell'epoca) l'interesse
predominante di Mercadante, fino all'età di 23 anni, fu per la
musica strumentale, composizioni di questi anni includono duetti, trii
e quartetti, concerti per flauto e altri strumenti e sinfonie concertanti
per strumenti a fiato. Negli stessi anni compose la musica per tre balletti,
che furono rappresentati al Teatro S. Carlo. Il terzo di questi, Il
flauto incantato, incontro così grande favore da indurre un
critico musicale napoletano a consigliargli di abbandonare le sue "sterili
sinfonie" in favore della musica vocale, e nel 1819 (sicuramente
con l'appoggio di Rossini, allora Direttore musicale del Teatro S. Carlo)
fu invitato a comporre la sua prima opera, L'apoteosi d'Ercole.
L'opera ebbe un successo entusiastico e nel 1820, l'anno in cui completò
gli studi con Zingarelli, compose altre quattro opere, due a Napoli e
due a Roma. Da allora in avanti si concentrò esclusivamente sulla
composizione operistica. La sua fama si sparse rapidamente in tutta Italia
e durante i sette anni successivi produsse una media di tre opere all'anno,
arrivando a comporne cinque in undici mesi.
Il primo grande successo di Mercadante venne nel 1821 con la sua settima
opera, Elisa e Claudio, rappresentata alla Scala di Milano per
trenta sere consecutive e ripetuta sei mesi più tardi per altre
28 rappresentazioni.
Con questo lavoro divenne famoso a livello europeo, l'opera venne rappresentata
a Londra, Barcellona e Parigi nel 1823, e a Vienna nel 1824. Mercadante
stesso diresse le esecuzioni viennesi, e rimase a Vienna per scrivere
altre tre opere per il Kärntner-Theater, ma queste ebbero esito infelice
e il compositore tornò alla fine dell'anno in Italia, dove ottenne,
a Venezia nel 1826, un nuovo trionfo con Caritea, regina di Spagna
(più conosciuta con il titolo di Donna Caritea).
In questo periodo gli fu offerto un contratto per scrivere due opere all'anno,
per un periodo di sette anni, per l'Opera Italiana di Madrid. Vi giunse
nel 1826 ma il contratto non ebbe l'esito sperato ed egli tornò
a Torino per una nuova opera nel Febbraio seguente. Pochi mesi più
tardi tornò di nuovo in Spagna. I dettagli della sua vita in questo
periodo non sono chiari, ma sembra probabile che un'opera, I due Figaro,
scritta per essere eseguita a Madrid nel 1827, fosse bandita per motivazioni
politiche poco dopo il suo arrivo. (Fu forse rappresentata a Madrid nel
1835). Dall'Agosto Mercadante si trasferì a Lisbona, dove produsse
tre o forse quattro opere nei successivi dodici mesi; di queste, la
Gabriella di Vergy ebbe in seguito un notevole successo anche in
Italia. Nell'autunno del 1829 fu a Cadice, dove si interessò dell'opera
italiana e produsse due sue nuove opere buffe. Molto probabilmente in
questo periodo visitò l'Italia, forse per ingaggiare artisti per
le sue compagnie spagnole, ma nel 1830 fu di nuovo a Madrid come direttore
dell'Opera Italiana, e dal Novembre fu impegnato nella composizione della
Francesca da Rimini (opera che fu perciò data, o programmata,
a Madrid nella stagione di Carnevale 1830-31, e non nel 1828 come spesso
si trova riportato).
Nonostante vari negoziati nessun contratto vantaggioso si realizzò
in Spagna, e agli inizi del 1831 Mercadante tornò definitivamente
in Italia proprio nel periodo del maggior trionfo italiano di Bellini
e dei primi successi di Donizetti. Ovviamente, dopo un'assenza così
lunga dalle scene italiane, Mercadante avvertì la necessità
di riconsiderare il suo stile, e sebbene Zaira, la prima opera
data a Napoli dopo oltre sei anni, ricevesse un'accoglienza piuttosto
modesta, egli raccolse un vero trionfo a Torino nel 1832 con I Normanni
a Parigi.
Il 9 Luglio di quell'anno sposò a Genova una giovane vedova, Sofia
Gambaro, da cui ebbe tre figli, una femmina e due maschi. All'inizio del
1833 fu chiamato a succedere a Pietro Generali come maestro di cappella
alla Cattedrale di Novara; questo incarico durò per sette anni
e fece sì che Mercadante componesse moltissima musica da chiesa
(Le famose Sette ultime parole di Nostro Signore appartengono
a questo periodo), ma non interruppe la sua carriera operistica.
Nel 1835 Rossini invitò a Parigi Mercadante (così come aveva
già fatto per Bellini e Donizetti) perché scrivesse un'opera
per il Théâtre-Italien. Mercadante arrivò a Parigi
in settembre, ma il libretto, che doveva essere scritto da Romani, non
arrivò neppure alla fine di novembre ed egli fu costretto ad accettarne
un altro, di qualità inferiore, e a musicarlo affrettatamente.
Nonostante vi cantassero la Grisi, Rubini, Tamburini e Lablache, l'opera
I Briganti fu un fiasco. Tuttavia la visita parigina di Mercadante
fu di decisiva importanza per il contatto che gli diede con un nuovo e
più sofisticato mondo musicale, e per la musica che ebbe l'occasione
di ascoltare - in particolare quella di Meyerbeer, la cui opera Les
Huguenots ebbe la sua prima rapprentazione all'Opéra durante
il Febbraio 1836.
L'esempio di Meyerbeer è evidente nella successiva opera mercadantiana
Il giuramento, che fu prodotta alla Scala 11 mesi dopo il suo
ritorno da Parigi. Ebbe un successo entusiastico ed è rimasta la
sua opera più famosa fino ai nostri giorni. Con Il giuramento
Mercadante si allontanò definitivamente dal suo stile precedente
e cominciò il programma di riforma dell'opera a cui il suo nome
è rimasto associato nella storia dell'opera italiana. Le quattro
opere che seguirono, Le due illustri rivali, Elena da Feltre,
Il Bravo e La Vestale, mantennero e svilupparono gli ideali di questa
riforma e sono tutte da considerarsi fra le sue opere migliori. In questo
periodo le condizioni in Italia furono favorevoli a Mercadante più
di quanto non lo fossero mai state prima; la carriera operistica di Rossini
era finita, Bellini era morto, e Donizetti, sebbene fosse ancora attivo,
era sempre più frequentemente chiamato a Parigi e a Vienna per
le sue opere più importanti; in patria, fra una notevole mole di
figure minori, solo Pacini (sebbene di livello meno ragguardevole) era
un serio rivale, e attorno al 1840 Mercadante rappresentava certamente
la figura più rispettata sulla scena operistica italiana.
Nel 1839 Rossini offrì a Mercadante il posto di Direttore del Liceo
Musicale di Bologna, preferendolo a Donizetti e a Pacini. Mercadante accettò
in via preliminare, ma rifiutò l'incarico pochi mesi dopo quando
fu invitato a succedere al suo maestro Zingarelli alla guida del Conservatorio
di Napoli, all'epoca il più importante d'Italia.
Prese il posto nell'ottobre del 1840 e lo mantenne fino alla morte, 30
anni più tardi. La sua carriera teatrale tuttavia continuò,
un'altra opera importante, Il Reggente, seguì a Torino
nel 1843. Nell'Agosto 1844 fece un visita cerimoniale al suo paese natio,
Altamura, dove venne ricevuto con grandi onori, tornando a Napoli per
un altro successo con Leonora alla fine dell'anno; e nel 1846 raccolse
uno spettacolare successo al S. Carlo con Orazi e Curiazi.
Ma con il passare degli anni la produzione operistica mercadantiana cominciò
a rallentare. Una ragione fu certamente la sua posizione al Conservatorio
e la sua crescente occupazione nella composizione di musica strumentale,
musica da chiesa e nell'insegnamento. Un'altra ragione potrebbe essera
stata una gelosia nei confronti di Verdi. In una prima fase dei loro rapporti,
Verdi dimostrò grande rispetto per Mercadante, fidandosi di lui
al punto da chiedergli di presiedere alla scelta degli artisti per la
prima napoletana del suo Macbeth nel 1848. Ma in seguito Mercadante
fu esplicitamente critico nei confronti di questo pericoloso nuovo rivale.
I rapporti fra i due uomini alla fine si aggiustarono, e nel 1868, quando
Mercadante era ormai vecchio e cieco, Verdi lo pose in cima alla lista
dei compositori chiamati a contribuire alla composizione di un Requiem
in memoria di Rossini.
L'ultima opera completa composta da Mercadante fu il Pelagio
(Napoli,1857): Virginia, che seguì nel 1866, era un lavoro
precedente la cui rappresentazione era stata proibita dalla censura; la
sua esecuzione gli diede l' ultimo grande successo pubblico. Ormai era
diventato una figura venerabile nella vita musicale italiana. Mentre si
trovava a Novara aveva perso la vista da un occhio, e circa alla metà
del 1862 divenne completamente cieco; tuttavia continuò a comporre,
dettando ai suoi allievi, lavori sinfonici in memoria di Pacini e di Rossini,
numerosi brani strumentali e la parte centrale ed il finale del primo
atto di un'opera. Mercadante si spense a Napoli il 17 dicembre 1870, poco
più di un mese prima, il giorno 11 novembre, aveva dettato la sua
ultima composizione, una Serenata per violoncello e pianoforte, a testimonianza
della sua mai paga ricerca fra le relazioni intessute tra canto lirico
e espressione melodica strumentale.
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